Lo sguardo fiducioso di un adulto il miglior antidoto alle insicurezze dei nostri “vagabondi digitali”

di Teresa Zucchi per Notizie di Prato

smartphoneInsicuri, incerti, inadeguati, sempre più spesso si sentono così i nostri ragazzi di fronte alla vita. Con sguardi sfuggenti e atteggiamenti evitanti costruiscono difese estreme per arginare quell’ansia che stringe lo stomaco, annebbia la vista, indebolisce il corpo e la mente.
Il terrore del giudizio e dell’esclusione paralizza alle soglie di un nuovo inizio.
Ogni giorno diventa un ostacolo da superare, ogni incontro una nuova sfida da sostenere, sotto l’implacabile sguardo di un pubblico reale o immaginario pronto a schernire o a prendere in giro.
Intanto il loro corpo finora silente comincia ad urlare, ad imporsi, goffamente a prendere spazio fino ad ingombrare il desiderio di scomparire, di non essere visti.
Il virtuale diventa allora rifugio, barriera per sbarrare la porta, per non far entrare freddo da fuori, come l’Omoblov di gonceriana memoria. Al tempo stesso finestra per aprirsi e sbirciare sul mondo, veicolo per introdurre l’ideale di sé e del suo agognato modo di essere.
E navigano per ore, incuranti del tempo, perfino del sonno, dominati dall’incoercibile bisogno di connettersi e di comunicare come a volte non sanno nel contesto reale. Vagabondi digitali tratteggiano nuovi scenari che sorprendono e lasciano attoniti docenti e genitori.
Adulti che increduli, preoccupati e a tratti impotenti bussano allo studio con il dubbio e la domanda dell’esistenza di una possibile patologia: sì perché dentro un contesto dove tutto è possibile e raggiungibile, dominato da onnipotenza, recitato da ostentata sicurezza e popolato da “supereroi” stupisce l’emergere della fragilità e del limite che inevitabilmente l’umano comporta.
I nostri ragazzi quel limite ce lo sbattono spudoratamente in faccia facendoci a nostra volta sentire insicuri, incerti, inadeguati rispetto a quel nuovo antico che avanza. Sensazioni che non ci piacciono, a cui non siamo più abituati, che forse preferiremo etichettare come anomale e liquidare con l’assunzione di un farmaco pur di non doverci quotidianamente convivere. La consapevolezza della responsabilità genitoriale appesantisce poi il quadro aggravando ogni cosa e schiacciandoci sotto il peso dell’urgenza e della necessità di azione. Si sottolineano quindi incapacità e difetti, si ricordano omissioni in un flusso continuo di sordi rimproveri, si ripetono critiche incessanti ed infruttuose che si esauriscono lentamente in una resa agonizzante, lasciando i nostri ragazzi ancora più soli e distanti.
Saldi nell’insicurezza, tolleranti dell’imperfezione, pazienti di fronte alla non definizione, occorre rimanere forti. Nel buio cercare di intravedere ciò che brilla: quel poco tanto che essi riescono a mala pena a fare o ad essere, per poi a nostra volta restituirlo e mostrarlo. Lo sguardo fiducioso di un adulto convinto della loro riuscita sarà il più potente antidoto, il più efficace schermo verso ogni tipo di timore, perché permetterà loro di trovare il coraggio e di osare; sarà la base sicura da cui potersi allontanare per prendere il largo verso gli orizzonti dell’esistenza.
In questa delicata e fragile età della vita per aiutare è dunque importante resistere, sostenere, rinforzare, validare. E al tempo stesso non mollare, continuare a richiedere, essendo l’esigere indicatore della nostra fiducia nella loro capacità di farcela. E’ difficile ma è l’arma vincente per fornire (a loro e a noi stessi) parte dell’equipaggiamento necessario per affrontare la vita e per poter, con meraviglia e stupore, scoprire come in questo viaggio educando ci si educa, formando ci si forma, aiutando a crescere si cresce.

Annunci

Venerdì 20 novembre ore 21.15 – Incontro con l’autore

locandina_50x70_vert_solofronte_small per sitoVenerdì 20 novembre ore 21.15, alla libreria Giunti al Punto SopraTUTTO LIBRI, via Mazzoni 27, Prato 
lo scrittore Pietro Vaghi presenterà il suo libro “Scritto sulla mia pelle”, edito da Salani.
Dialogherà con l’autore Teresa Zucchi, psichiatra e psicoterapeuta.
Vi aspettiamo!

Tutti si separano, separarsi è normale. Stefano ha sedici anni e odia la parola normale da quando sua madre se n’è andata di casa. È successo tutto in pochi minuti, il giorno del trasloco. Gli sono rimasti il silenzio di un padre, un fratellino pieno di domande e un nonno ammalato. Per la prima volta il dolore entra nella sua vita spezzando certezze e sogni. Ma Stefano ha un segreto.

Anche Elisa ha un segreto e forse è proprio per questo che riesce a leggere fino in fondo l’anima di Stefano. È entrata in punta di piedi nel periodo più inquieto della sua vita, quando solo l’adrenalina dei fine settimana contrasta una solitudine da cui sembra impossibile riemergere.

La loro amicizia li aiuterà a combattere le paure più profonde, quelle che scrivono sulla nostra pelle chi siamo veramente.

Pietro Vaghi è cresciuto a Milano, ha studiato a Firenze e vive a Genova.
Laureato in Filosofia, durante gli anni universitari ha scritto e gestito diversi blog, ha organizzato corsi di scrittura creativa tra amici e per studenti delle superiori.
Lavora come copywriter e insieme alla passione per la scrittura coltiva anche quella per la formazione e l’educazione. Grazie a un master in coaching ha collaborato con cooperative, scuole e associazioni per la realizzazione di progetti educativi per adolescenti e genitori.
A settembre del 2015, Adriano Salani Editore ha pubblicato il suo primo romanzo, Scritto sulla mia pelle.

“Vaghi riesce a raccontare lo spazio che c’è tra la pelle di un adolescente e il suo cuore, rivelandoci nel percorso narrativo che quella pelle e quel cuore sono la stessa cosa. Soprattutto quando si tratta di dolore e di amore”
Alessandro D’Avenia

Per maggiori informazioni su Pietro Vaghi e il suo romanzo “Scritto sulla mia pelle”, visita www.pietrovaghi.it

Sabato 24 ottobre, ore 16 “A tu per tu: scontri e incontri con figli adolescenti”

La seconda tappa del percorso “L’avventura educativa: in viaggio insieme” si svolgerà sabato 24 ottobre con la  dott.ssa Teresa Zucchi, psichiatra e psicoterapeuta, che relazionerà sul tema: “A tu per tu: scontri e incontri con figli adolescenti”.

copertina avventura educativa 24 10 2015 Zucchi
L’incontro avrà inizio alle ore 16.00 presso la sala convegni della sede centrale della Misericordia a Prato, in via Galcianese 17/2.

Al termine dell’incontro è previsto un aperitivo.
Contributi ai costo organizzativi: 5 € ad adulto

É gradita la conferma per email o sms della partecipazione.
Per informazioni e adesioni contattare gli organizzatori:
Raffaele Petralli 339 4252323
Alberto Freschi 348 3059710
oppure scrivere all’indirizzo email familiar-mente@libero.it

Rivendicheranno i loro diritti contro il nostro assordante silenzio

vale la penadi Teresa Zucchi

Sbatte la porta ed entra… senza aspettare un mio cenno di invito. Non si aspetta più niente da nessuno e ne va orgoglioso. 16 anni racchiusi in una felpa che come un’armatura riveste il corpo fragile e disarmonico, la pelle tatuata per esorcizzare i tanti mostri che abitano la sua interiorità, lo sguardo spento, ancora non arreso, fiammella che esita ad estinguersi. Si siede davanti alla mia scrivania, o meglio, si incastra in modo obliquo esprimendo contemporaneamente il desiderio di stare ed andare, di ascoltare e rifiutare, con quell’affascinante quanto tragica ambivalenza che padroneggia l’animo dell’adolescente. Drizza la schiena, i suoi occhi, dardi fiammeggianti, trafiggono i miei ed esce la domanda: “ Dottoressa! Dimmi se ne vale la pena… vale la pena vivere?

Quasi un urlo, o forse un rimprovero. La questione è seria, come lo sguardo e la sua attesa. Il tempo sembra sospeso nell’infinita domanda. Non c’e provocazione ma disperata richiesta, esito dell’incessante ricerca del cuore dell’uomo. Qui non si scherza, non si può più eludere domande, far finta di niente. Non si può più schivare quella responsabilità che noi adulti abbiamo troppo spesso evitato vivendo di istanti e di diritti, noncuranti di lasciare traccia a coloro che, confusi e disorientati, sono venuti dietro di noi. La tristezza e la disillusione coprono la spinta vitale in una resa non definitiva. L’incertezza e la sfiducia minacciano, ma non abbattono, la voglia di lottare, di fare, di conquistare. Abbasso lo sguardo, come un pugno nello stomaco mi arriva la consapevolezza delle nostre omissioni. Non sono contenti i giovani, eppure hanno tutto; li abbiamo ricoperti di quello che ci hanno fatto credere indispensabile per essere felice (dal woolrich alle philippe model, dai tablets agli smartphone di ultima generazione). Dominati dall’etica dell’utilitarismo non abbiamo conservato per loro la capacità di vivere intensamente il reale, il gusto di farlo. E ora giustamente bussano al mio studio. E non è disturbo psichiatrico, non è patologia bensì la rivendicazione di sacrosanti diritti: quello di avere maestri a cui guardare, coerenti e capaci di scelte definitive, adulti che mostrino come affrontare con serietà ed entusiasmo tutta la realtà che si apre davanti. Vogliono, devono sapere se è possibile ancora sperare… se vale la pena andare avanti e verso quali mete. Come naufraghi sopravvissuti alla tempesta dell’edonismo si chiedono se esista anche per loro Itaca o se resta il miraggio di un tempo ormai passato. Dopo qualche secondo riesco ad alzare lo sguardo e sorridendo gli propongo di accompagnarlo nella ricerca, nel suo viaggio. Si stringe le spalle, tira su con il naso forse per aumentare la percezione di sé in un’atmosfera surreale e dissociante. “Va bene Dott! Lo sai te…” E tira un sospiro di sollievo. Una stretta di mano, guardandosi negli occhi. Non sbatte la porta, esce meno curvo di quando è entrato, meno ripiegato su di sè, e si incammina fuori lasciandomi inondata d’infinita tenerezza.

Passeranno con gli anfibi sulle nostre certezze

“Io penso che i figli abbiano soprattutto diritto e bisogno di due cose.
Prima di tutto vogliono essere amati. Non è scontato. Amare davvero non è facile. Vuol dire prima di tutto accettare ognuno dei figli per come è. […]
La seconda cosa di cui hanno bisogno i figli è la bellezza. Sapere che la vita è una cosa bella, che vale la pena viverla nonostante tutto, sempre. Vedere in noi questa certezza, respirarla nella nostra contentezza, convincersene nella nostra fiducia.”

il blog di Costanza Miriano

River-Phoenix

di Costanza Miriano

Sono una mamma di un adolescente, un preadolescente e due bambine, e grazie alla mia rispettabile esperienza ho una forte, incrollabile, solida certezza: ho totalizzato fino a oggi almeno sedicimilasessanta errori educativi. E questo nella migliore delle ipotesi, cioè nell’auspicabile caso di avere sbagliato una sola volta al giorno con ciascuno dei figli. Nella realtà potrebbero essere molti di più ma preferirei non indagare.

View original post 895 altre parole