Cari ragazzi siate grati ai vostri padri, anche a quelli che sembrano distratti, lontani e troppo stanchi

di Teresa Zucchi per Notizie di Prato

86fd869ea5fdc868d2ddd4bf4386bdf4106950f7Uno sguardo di sole. Mai visto prima. Salda, sicura, più adulta, la ragazza si siede di fronte a me aprendosi in un nostalgico sorriso. È cambiata dall’ultima volta che ci siamo viste: non vomita più rabbia e rancore. Non anestetizza più il suo dolore tagliandosi braccia e anima e ubriacandosi fino a scoppiare col cibo che le capita a mano.
È avvenuto l’incontro, quello che cambia la vita e che da una vita è atteso e ricercato: l’incontro col padre. Si sono visti, guardati, finalmente riconosciuti.  E da quel riconoscimento sono uscite lacrime troppo a lungo trattenute da entrambe le parti.
Quanto è grande il potere dei padri! Quanto è forte la sicurezza che possono trasmettere nell’aprirsi o meno alla vita! Eroi nell’infanzia, rivali con cui contendere per la percezione di sè nell’adolescenza, approdi rintracciabili in età  adulta, quando ogni esigenza dimostrativa  si acquieta e prevale l’esigenza del ritorno al “casa”, del ritorno alle origini. Protagonisti dei no, insegnanti del limite allenano alla fatica e a quel sacrificio necessario per proiettarsi verso ambiziosi obiettivi.  La loro presenza è terra sotto i piedi, la loro fiducia crescita in autostima e auto efficacia,  la loro esigenza certezza di potercela fare, di sapersela in qualche modo cavare nelle e tra le vicessitudini della vita.
Di padre in figlio, di generazione in generazione passano il nome, l’appartenenza, la legittimazione. Lo sguardo del padre regala alla figlia la certezza del sentirsi prima e sapersi poi amabile e degna di rispetto. La mano del padre consegna al figlio significati, valori, modelli del subire, gestire, graffiare o giocare la vita.
Oggi e non solo oggi cari ragazzi siate grati  ai vostri padri. A quelli che  a volte  sembrano distratti, lontani, troppo stanchi per combattere e crederci ancora. Ai padri  che sopportano parole e parole, resistono a tempestose inquietudini, smorzandole con pragmatismo ed essenzialità. A quelli che  insistono sfidando varie forme di iperprotettività e non arretrando sotto i colpi femminei di ansie di controllo.
Ai padri tutti d’un pezzo con cui è impossibile parlare, agli incerti, agli imbranati che ascoltano senza capire mai quello che vogliamo dire. A quelli che ci hanno già lasciati, sempre troppo presto ( anche a 90 anni) perchè non basta mai la presenza di un padre.  Con i loro sogni sgualciti, con il  bagaglio a mano  della loro storia di vita, con le loro certezze talvolta troppo irremovibili, con le loro insicurezze vestite da arroganza, con tutti i loro limiti e disorientati incoerenze, con i loro inevitabile (seppur a  volte gravi) errori, rimangono preziosi compagni di viaggio che cercano nonostante tutto di fare del loro meglio. Non diamoli per scontati…niente e nessuno lo è. E per quanto vi possa sembrare strano o forse paradossale anche loro hanno bisogno di voi.
Auguri papà!

Patto tra scuola e famiglia per l’educazione dei nostri ragazzi: alle Fermi si sono gettate le basi

Successo di partecipazione per l’incontro promosso dall’associazione Familiar-mente con l’intento di studiare un percorso per educare i giovani “allo stupore e all’attenzione”

Articolo di Notizie di Prato

25305878746_5dffe3435d_oDalla scuola non solo, non sempre “cose brutte”. E’ stato straordinario il successo alle Fermi dell’iniziativa “Studiare in famiglia. Educare allo stupore e all’attenzione”, promossa e organizzata sabato 27 febbraio scorso dall’associazione Familiar-mente e condotta dal professor Mazzeo.
Pioggia e maltempo non hanno fermato i tanti docenti e genitori intervenuti per imparare, per imparare ancora: una partecipazione sorprendentemente numerosa, attenta, interessata, ha riempito l’auditorium di via Gherardi, oltre le ore scolastiche, di sabato pomeriggio.
Preziosa la disponibilità ed il contributo del preside dell’Istituto Comprensivo Prato Nord Riccardo Fattori che, non solo ha concesso l’utilizzo dei locali, ma ha anche arricchito piacevolmente il pomeriggio alternando alle parole del relatore le proprie riflessioni. Fattori ha affermato di aver raccolto con contentezza mista a stupore l’iniziale proposta dell’associazione e di essere rimasto molto soddisfatto dell’esito della serata. Ha sottolineato come incontri di questo tipo siano indicatori delle grandi risorse e potenzialità insite nell’alleanza fra scuola e famiglia, che egli intende a sua volta sostenere e promuovere.
Dello stesso parere è Teresa Zucchi, psichiatra e vicepresidente dell’associazione, nonché titolare della rubrica I nostri ragazzi e dintorni. “Dopo anni di intenso lavoro – dice – cominciamo ad ottenere l’obiettivo desiderato: il risveglio di noi adulti, risveglio di consapevolezza, di responsabilità, di speranza. Noi genitori possiamo, dobbiamo recuperare ed esercitare la nostra insostituibile funzione: siamo i primi e principali protagonisti dell’educazione. Talvolta cadiamo nell’inezia, altre volte nello sconforto ma rimaniamo i principali modelli, i più importanti veicoli di proposte di senso, di quell’ipotesi di significato della realtà che tocca poi ai nostri figli verificare. Come mostrato dal relatore non c’e possibilità di verifica senza stupore e attenzione, senza docile apertura mentale alle varie manifestazioni del reale. Il tempo della scuola rimane dunque una preziosa opportunità per agire sinergicamente e per poter tornare a stupirsi, a stupirsi insieme”.

 

 

Sabato 27 febbraio, ore 16: “Studiare in famiglia. Educare allo stupore e all’attenzione”

La quarta tappa del percorso “L’avventura educativa: in viaggio insieme” si svolgerà sabato 27 febbraio con il  prof. Rosario Mazzeo, docente e preside di una scuola del primo ciclo in provincia di Milano, che relazionerà sul tema: “Studiare in famiglia. Educare allo stupore e all’attenzione”.

Mazzeo_vert_smallL’incontro avrà inizio alle ore 16.00 presso l’Auditorium della Scuola Media Fermi, in via Gherardi 66, Prato.

Rosario Mazzeo, laureato in filosofia, abilitato all’insegnamento di Lettere, docente e preside di una scuola del primo ciclo in provincia di Milano.
Studioso dei processi e della metodologia dell’ insegnamento-apprendimento, della valutazione formativa, dell’organizzazione scolastica. Relatore in corsi sulla personalizzazione del metodo di studio, sullo studiare in famiglia, sull’orientamento allo studio, sulla motivazione.
Collaboratore a riviste di pedagogia e didattica e direttore della rivista “Libertà di educazione”, rivista trimestrale di didattica, cultura e politica scolastica fatta da e per docenti di ogni ordine e grado di scuola.
Come scrittore ha pubblicato:
“Un metodo per studiare”, Ed. Il Capitello, 1990
“Insegnare un metodo di studio”, Ed. Il Capitello, 1997
“Studiare in famiglia”, Ed. Itaca, 2001. Coautore.
“Organizzazione efficace dell’apprendimento. Metodo e personalizzazione”, Ed. Erikson, 2005
“Per lo sviluppo dell’io. Autonomia, apprendimento e successo formativo”, Ed. Odon, 2007
“Studiare: missione impossibile?”, Ed. La Scuola, 2011

É gradita la conferma per email o sms della partecipazione.
Per informazioni e adesioni contattare gli organizzatori:
Raffaele Petralli 339 4252323
Alberto Freschi 348 3059710
oppure scrivere all’indirizzo email familiar-mente@libero.it

Sabato 28 novembre, ore 16: “Chi ha ucciso l’autorità in casa? Vademecum per genitori travolgenti e non travolti”

La terza tappa del percorso “L’avventura educativa: in viaggio insieme” si svolgerà sabato 28 novembre con la  dott.ssa Mariolina Ceriotti Migliarese, neuropsichiatra infantile e psicoterapeuta, che relazionerà sul tema: “Chi ha ucciso l’autorità in casa? Vademecum per genitori travolgenti e non travolti”.

L’incontro avrà inizio alle ore 16.00 presso la sala convegni della sede centrale della Misericordia a Prato, in via Galcianese 17/2.

Mariolina Ceriotti Migliarese è neuropsichiatra infantile e psicoterapeuta.
Lavora in un servizio territoriale di Neuropsichiatria Infantile ed esercita attività privata come psicoterapeuta per adulti e coppie.
Cura una rubrica settimanale sulla rivista Fogli e da molti anni si occupa di formazione di genitori e insegnanti.
Sposata dal 1973, ha sei figli dai 32 ai 12 anni.
Come scrittrice ha pubblicato per le Edizioni Ares:
“La famiglia imperfetta. Come trasformare ansie e problemi in sfide appassionanti” (2011)
“La coppia imperfetta. E se anche i difetti fossero ingredienti dell’amore?” (2012)
“Cara Dottoressa… Risposte alle «famiglie imperfette»” (2013)
“Erotica e materna. Viaggio nell’universo femminile” (2015)

Al termine dell’incontro è previsto un aperitivo.
Contributi ai costi organizzativi: 5 € ad adulto

É gradita la conferma per email o sms della partecipazione.
Per informazioni e adesioni contattare gli organizzatori:
Raffaele Petralli 339 4252323
Alberto Freschi 348 3059710
oppure scrivere all’indirizzo email familiar-mente@libero.it

Educare alla fede

Don Bernardo Estrada, biblista e professore ordinario di Nuovo Testamento alla Pontificia Università della Santa Croce di Roma

Introduce Dott. Raffaele Petralli, neurologo

incontro Don

Di fronte ad ogni problema o difficoltà si affaccia alla mente la domanda: ma “chi me lo fa fare?”  La risposta più comune è pensare che valga la pena farlo per il proprio benessere. La stessa OMS definisce la salute come stato di completo benessere psico-fisico e sociale. Secondo questa visione la famiglia, con i suoi dolori e con i suoi travagli, ci mette a dura prova. L’ideale del benessere sempre e comunque tuttavia non appaga. Cosa può dare allora risposta al nostro desiderio di infinito? La religione, con l’invito ad autotrascendersi per il bene dell’altro, fornisce alcune indicazioni.

San Giovanni Paolo II nella Familiaris Consortio parla del modello della famiglia e dell’educazione dei figli. Si illustrano le sfide che essa deve affrontare ed i problemi che l’affliggono. Si evince che è difficile costruire una famiglia, così come è complesso educare i figli.
San Tommaso D’Aquino definisce l’educazione come  il compito principale dei genitori, mediante il quale si formano i figli fino allo stato di perfezione, cioè allo stato di virtù. Ogni genitore alla fine della vita dovrebbe consegnare il figlio davanti a Dio avendolo reso santo.  Aiutare i figli sulla strada della santità è quindi la missione specifica del genitore. Quando parliamo di santità non ci riferiamo solo a condizioni “straordinarie”, come accadde ad esempio nella vita di  san Francesco di Assisi, ma ci riferiamo ad una santità ordinaria, dentro le circostanze quotidiane fatta di pazienza, di adesione ai propri doveri, di attenzioni e amore per chi ci sta accanto. La grazia di Dio infatti non deforma le circostanze usuali, ma di queste si serve per condurci avanti.

Educare impegna tutta la vita dei genitori ed educare nella fede significa prima di tutto impegnarsi ad essere Chiesa. Il matrimonio è il sacramento che rende la famiglia chiesa. Con l’annuncio del Vangelo la fede rivela alla famiglia ciò che essa è: luogo di rinuncia a se stessi per il bene dell’altro. Questo non sacrifica, non mortifica ma permette di trovare la reale realizzazione: l’essere umano è fatto per autotrascendersi, qualsiasi altro modo di ricerca di godimento e soddisfazione personale non riesce a placare la sete che portiamo dentro di noi. La famiglia è dunque chiesa, chiesa domestica. Educare alla fede significa evangelizzare, ossia trasmettere i valori che abbiamo ricevuto. Nello svolgimento della sua funzione la famiglia diventa comunità evangelizzante dove tutti imparano da tutti: non solo i figli imparano dai genitori, ma anche i genitori apprendono dai figli, che talvolta sottolineano in modo prezioso carenze e disfunzioni del sistema familiare. Riuscendo a costruire un clima di fiducia sarà poi possibile il  dialogo e la sua permanenza  anche nelle fase più complesse, come ad esempio l’adolescenza.

Come ha scritto Benedetto XVI in Deus Caritas Est, fin dai classici greci si è inteso l’amore in due ambiti: di concupiscenza o eros (amore verso se stessi, dove cerco l’altro per il mio bene) e l’amore di benevolenza, detto da san Tommaso amore di amicizia (amo la persona non perché questa mi rende felice, ma perché rendendola felice sono felice. Ricerco il bene dell’altro). Indicatore di quest’ultimo amore è la dimenticanza di se stessi e la garanzia è la felicità piena. La famiglia è il luogo dell’amore di benevolenza. Pensiamo all’amore di una madre verso il figlio: è un amore generoso che non ricerca niente per sé. Questo atteggiamento è difficile da attuare ed ecco quindi che il sacramento del matrimonio interviene per dare agli sposi una grazia speciale.  Dio nel caso del matrimonio come sacramento si impegna personalmente ad aiutare i coniugi in quest’impresa. Il matrimonio come istituzione naturale è già dono di Dio: è già scuola di donazione di sé. I doni che Dio fa con il matrimonio sono tre: i figli (anche se talvolta questo può mancare; può esserci in questo caso una genitorialità spirituale), la fedeltà e l’indissolubilità. Nonostante le difficoltà odierne è di fondamentale importanza continuare ad investire, credere, dare fiducia alla famiglia e alla sua funzione educativa.

I genitori sono i principali e insostituibili educatori dei figli; spetta a loro questa responsabilità e non é delegabile. La scuola aiuterà i genitori nel completamento della formazione, così come l’ora settimanale di catechesi darà compimento alla loro formazione cristiana. Ma in prima linea rimangono i genitori che educano con l’esempio più che con le parole, con se stessi e con la loro vita più che con gli insegnamenti forniti.  Verba docent, exempla trahunt.

Educare i figli nella fede si riassume in una frase: dedicare loro tempo. Quanto tempo passiamo con loro? Quanto tempo dedichiamo ad ascoltarli, a cercare di capirli, di conoscerli? Investiamo tempo ed energie in tante nostre imprese; ma il primo e più importante affare della nostra vita sono i figli e questo riguarda entrambi i genitori (non solo la madre). Tutti e due devono essere presenti per poter crescere il figlio in maniera adeguata.  É inoltre necessario ritagliarsi  tempo per il dialogo, per il confronto: per educare bisogna parlarsi, bisogna ascoltarsi. Vedendo il nostro sforzo i figli riceveranno sicurezza, nonostante i nostri difetti, le nostre carenze. Essi tendono a criticare, giudicare, sottolineare ma rimarranno colpiti da una vita impegnata in un lavoro onesto, in relazioni significative e impregnata dal proposito di donarsi per gli altri. Possiamo quindi affermare che è la vita di famiglia e in famiglia che educa: nella condivisone del quotidiano i figli comprendono che ogni cosa contiene una domanda e la domanda cerca una risposta. Per guidare in questa ricerca non dimentichiamoci di educare al bello, il momento di incontro con Dio: la bellezza naturale così come la bellezza artistica elevano l’animo e lo avvicinano al Creatore.

Educare nella preghiera: il primo punto consiste nel vivere bene la Messa domenicale; in una settimana è necessario ritagliare quaranta minuti per Dio e prepararsi all’incontro con la dovuta devozione. Non bisogna comunicarsi se non sussistono le condizioni necessarie, ma andando parteciperemo al sacrificio di Cristo, pronti ad offrire a Lui la nostra vita, la settimana che si apre davanti a noi.

Il profilo del buon genitore è colui che riconosce la trascendenza del figlio. Colui che sa che il figlio non è un diritto da acquisire a qualsiasi costo bensì un dono ricevuto, che appartiene all’Unico padrone della vita, e che va a Lui restituito. Educare in questa prospettiva significa vivere da Figli di Dio.