I classici della letteratura come “maestri di vita”, tanti ragazzi all’incontro con lo scrittore Giovanni Fighera.

L’iniziativa ha inaugurato il percorso formativo per genitori e figli promosso dall’associazione Familiar-mente.

Articolo di Notizie di Prato

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Grande successo venerdì 11 novembre alla serata di apertura dell’avventura educativa: il percorso formativo per giovani e adulti promosso dall’associazione Familiar-mente.
Nell’auditorium dell’istituto Fermi l’insegnante e scrittore Giovanni Fighera, davanti ad un gremito pubblico, ha illustrato come la letteratura possa illuminare la vita e svelare la bellezza delle sue componenti. Inaspettata e gradita la numerosa presenza dei tanti ragazzi che, con attenzione e stupore, hanno ascoltato come i classici aiutino a vivere meglio stimolando interrogativi, sollevando la ricerca di coordinate utili per regalare senso e compimento al nostro essere nel mondo.
Soddisfatti i partecipanti e gli organizzatori. “Ringraziamo in particolar modo il consiglio di istituto e il dirigente scolastico Riccardo Fattori – afferma Teresa Zucchi, psichiatra e psicoterapeuta, vicepresidente dell’associazione – per l’immediata recettività della nostra proposta, per la generosa disponibilità dello spazio concesso, per la costante condivisione e collaborazione.
Una serata come questa apre strada alla speranza ed evidenzia come un lavoro congiunto, una salda alleanza educativa fra scuola e famiglia sia efficace e capace di andare dritta al cuore dei nostri ragazzi. E quando si tocca il cuore è possibile accendere passioni, svegliare desideri, stimolare sogni che sollecitino il mettersi in gioco: quel modo cioè di stare nel mondo assaporandone il gusto e l’intensità, da protagonisti attivi anziché stanchi superstiti o pallide comparse. Anche questo significa scuola, anche questo è lezione, lezione di vita.”

Lo sport e i ragazzi: ecco come far sviluppare mente e autostima insieme ai muscoli

Il coach milanese Mario Fumagalli ha tenuto un partecipato incontro sulle potenzialità educative dello sport e sugli atteggiamenti più idonei per aiutare i ragazzi a dare il meglio di loro stessi

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FumagalliSi è parlato di sport e di come questo possa servire alla crescita dei nostri ragazzi, sabato 9 aprile, durante l’incontro “Campioni di muscoli e di virtù” condotto dal coach milanese Mario Fumagalli e organizzato dall’associazione di promozione sociale Familiar-mente.
E’ stato un pomeriggio di riflessione sulle potenzialità educative dello sport e sugli atteggiamenti più idonei per aiutare i ragazzi a dare il meglio di loro stessi. Stimolanti gli argomenti affrontati; in particolar modo è stata sottolineata l’importanza di valorizzare sempre e comunque il positivo del giocatore per promuovere l’autoefficacia: quella sensazione di potercela fare che permette di affrontare ogni sfida (sportiva e non) con atteggiamento vincente. Non far scendere in campo, lasciare in disparte i meno capaci, genera convinzioni negative che dal comportamento contingente (non saper fare quell’azione) si estendono all’intera persona (essere incapaci) per poi dilagare dannosamente in altri campi dell’esperienza. Rilevante risulta dunque la responsabilità dell’adulto e del suo atteggiamento come allenatore e come tifoso-genitore.
Centrale è inoltre l’intento di aiutare ciascuno a “tirar fuori” le risorse e capacità che possiede anche quando si discostino dalle attese e dalle aspettative dell’adulto. Accompagnare ognuno a diventare ciò che è e non ciò che si vorrebbe che fosse rimane l’essenziale cardine di ogni funzione educativa. Continuando in tal senso si è concluso come la vittoria non sia solo relegata all’ottenimento di un punteggio positivo nella competizione, bensì alla soddisfazione di sapere di aver fatto del nostro meglio, di avercela messa tutta per diventare ciò che siamo in grado di diventare.
Input preziosi ed apprezzati da professor Salvatore Conte, delegato pratese del Comitato Italiano Paralimpico, che, intervenuto al convegno, ha sottolineato come la nostra città si sia da sempre distinta per l’attenzione alla parte formativa delle attività sportive e come in questo aspetto abbia avuto un ruolo di rilievo il CGFS. Dello stesso parere Luca Vannucci, consigliere delegato speciale allo sport per il Comune di Prato. Vannucci, ringraziando gli organizzatori per l’apprezzata iniziativa e auspicando una possibile futura collaborazione, ha messo in evidenza la necessità di attivare percorsi formativi che si estendano a tutti i componenti dell’ambiente sportivo, genitori in primis ma anche istruttori sportivi e dirigenti di società. Dallo sport, nello sport e attraverso lo sport vengono veicolati importante stimoli per la crescita della persona in autostima e responsabilità. Va dunque raccolta questa preziosa opportunità che lo sport offre ai nostri ragazzi della città di Prato.

Patto tra scuola e famiglia per l’educazione dei nostri ragazzi: alle Fermi si sono gettate le basi

Successo di partecipazione per l’incontro promosso dall’associazione Familiar-mente con l’intento di studiare un percorso per educare i giovani “allo stupore e all’attenzione”

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25305878746_5dffe3435d_oDalla scuola non solo, non sempre “cose brutte”. E’ stato straordinario il successo alle Fermi dell’iniziativa “Studiare in famiglia. Educare allo stupore e all’attenzione”, promossa e organizzata sabato 27 febbraio scorso dall’associazione Familiar-mente e condotta dal professor Mazzeo.
Pioggia e maltempo non hanno fermato i tanti docenti e genitori intervenuti per imparare, per imparare ancora: una partecipazione sorprendentemente numerosa, attenta, interessata, ha riempito l’auditorium di via Gherardi, oltre le ore scolastiche, di sabato pomeriggio.
Preziosa la disponibilità ed il contributo del preside dell’Istituto Comprensivo Prato Nord Riccardo Fattori che, non solo ha concesso l’utilizzo dei locali, ma ha anche arricchito piacevolmente il pomeriggio alternando alle parole del relatore le proprie riflessioni. Fattori ha affermato di aver raccolto con contentezza mista a stupore l’iniziale proposta dell’associazione e di essere rimasto molto soddisfatto dell’esito della serata. Ha sottolineato come incontri di questo tipo siano indicatori delle grandi risorse e potenzialità insite nell’alleanza fra scuola e famiglia, che egli intende a sua volta sostenere e promuovere.
Dello stesso parere è Teresa Zucchi, psichiatra e vicepresidente dell’associazione, nonché titolare della rubrica I nostri ragazzi e dintorni. “Dopo anni di intenso lavoro – dice – cominciamo ad ottenere l’obiettivo desiderato: il risveglio di noi adulti, risveglio di consapevolezza, di responsabilità, di speranza. Noi genitori possiamo, dobbiamo recuperare ed esercitare la nostra insostituibile funzione: siamo i primi e principali protagonisti dell’educazione. Talvolta cadiamo nell’inezia, altre volte nello sconforto ma rimaniamo i principali modelli, i più importanti veicoli di proposte di senso, di quell’ipotesi di significato della realtà che tocca poi ai nostri figli verificare. Come mostrato dal relatore non c’e possibilità di verifica senza stupore e attenzione, senza docile apertura mentale alle varie manifestazioni del reale. Il tempo della scuola rimane dunque una preziosa opportunità per agire sinergicamente e per poter tornare a stupirsi, a stupirsi insieme”.

 

 

Lo sguardo fiducioso di un adulto il miglior antidoto alle insicurezze dei nostri “vagabondi digitali”

di Teresa Zucchi per Notizie di Prato

smartphoneInsicuri, incerti, inadeguati, sempre più spesso si sentono così i nostri ragazzi di fronte alla vita. Con sguardi sfuggenti e atteggiamenti evitanti costruiscono difese estreme per arginare quell’ansia che stringe lo stomaco, annebbia la vista, indebolisce il corpo e la mente.
Il terrore del giudizio e dell’esclusione paralizza alle soglie di un nuovo inizio.
Ogni giorno diventa un ostacolo da superare, ogni incontro una nuova sfida da sostenere, sotto l’implacabile sguardo di un pubblico reale o immaginario pronto a schernire o a prendere in giro.
Intanto il loro corpo finora silente comincia ad urlare, ad imporsi, goffamente a prendere spazio fino ad ingombrare il desiderio di scomparire, di non essere visti.
Il virtuale diventa allora rifugio, barriera per sbarrare la porta, per non far entrare freddo da fuori, come l’Omoblov di gonceriana memoria. Al tempo stesso finestra per aprirsi e sbirciare sul mondo, veicolo per introdurre l’ideale di sé e del suo agognato modo di essere.
E navigano per ore, incuranti del tempo, perfino del sonno, dominati dall’incoercibile bisogno di connettersi e di comunicare come a volte non sanno nel contesto reale. Vagabondi digitali tratteggiano nuovi scenari che sorprendono e lasciano attoniti docenti e genitori.
Adulti che increduli, preoccupati e a tratti impotenti bussano allo studio con il dubbio e la domanda dell’esistenza di una possibile patologia: sì perché dentro un contesto dove tutto è possibile e raggiungibile, dominato da onnipotenza, recitato da ostentata sicurezza e popolato da “supereroi” stupisce l’emergere della fragilità e del limite che inevitabilmente l’umano comporta.
I nostri ragazzi quel limite ce lo sbattono spudoratamente in faccia facendoci a nostra volta sentire insicuri, incerti, inadeguati rispetto a quel nuovo antico che avanza. Sensazioni che non ci piacciono, a cui non siamo più abituati, che forse preferiremo etichettare come anomale e liquidare con l’assunzione di un farmaco pur di non doverci quotidianamente convivere. La consapevolezza della responsabilità genitoriale appesantisce poi il quadro aggravando ogni cosa e schiacciandoci sotto il peso dell’urgenza e della necessità di azione. Si sottolineano quindi incapacità e difetti, si ricordano omissioni in un flusso continuo di sordi rimproveri, si ripetono critiche incessanti ed infruttuose che si esauriscono lentamente in una resa agonizzante, lasciando i nostri ragazzi ancora più soli e distanti.
Saldi nell’insicurezza, tolleranti dell’imperfezione, pazienti di fronte alla non definizione, occorre rimanere forti. Nel buio cercare di intravedere ciò che brilla: quel poco tanto che essi riescono a mala pena a fare o ad essere, per poi a nostra volta restituirlo e mostrarlo. Lo sguardo fiducioso di un adulto convinto della loro riuscita sarà il più potente antidoto, il più efficace schermo verso ogni tipo di timore, perché permetterà loro di trovare il coraggio e di osare; sarà la base sicura da cui potersi allontanare per prendere il largo verso gli orizzonti dell’esistenza.
In questa delicata e fragile età della vita per aiutare è dunque importante resistere, sostenere, rinforzare, validare. E al tempo stesso non mollare, continuare a richiedere, essendo l’esigere indicatore della nostra fiducia nella loro capacità di farcela. E’ difficile ma è l’arma vincente per fornire (a loro e a noi stessi) parte dell’equipaggiamento necessario per affrontare la vita e per poter, con meraviglia e stupore, scoprire come in questo viaggio educando ci si educa, formando ci si forma, aiutando a crescere si cresce.

Abbiamo tutti bisogno di padri presenti, esigenti e coraggiosi: noi e i nostri figli ancora di più

di Teresa Zucchi per Notizie di Prato

“Se gli uomini potessero scegliere ogni cosa da soli, per prima cosa vorrei il ritorno del padre”.
Omero, Odissea, XVI.

padre_e_figlioUna mattina come le altre. Una mattina diversa dal solito, quella della visita del Santo Padre.
Commossa osservo Prato. Una Prato gremita di gente, popolata di sguardi. Anche i più disincantati, i più disillusi si sono vestiti di aspettative e di curiosità e sono usciti fuori.
Attese trepidanti lasciano il posto a gioia e stupore. Non convince il cinismo. Lascia insoddisfatti questa progressiva deresponsabilizzazione da ogni impegno che ci riduce a pedine di scacchiere del sistema. Delude la recisione di ogni rapporto troppo impegnativo ché nel miraggio di un’illusoria libertà ci rende prigionieri della tirannia del nostro “io”. Naufraghi di certezze, mendicanti di senso, rivolgiamo gli sguardi a colui che può dire ancora qualcosa sulla vita e sull’uomo.
Come nuovi Telemaco dalla sera alla mattina scrutiamo l’orizzonte in attesa del ritorno del padre.
Sì perché di padri abbiamo urgentemente bisogno, noi e i nostri ragazzi. Di padri presenti, che ci aiutino a tagliare il cordone ombelicale con questa società “grande madre” pronta al soddisfacimento immediato di ogni indotta esigenza.
Di padri esigenti, disposti a scommettere ancora sull’uomo, che ci allenino al sacrificio e alla rinuncia, alla tolleranza della perdita. Di padri coraggiosi, che siano capaci con decisione e fermezza di prendere e mantenere posizioni chiare e coerenti. Di padri fiduciosi, pronti ad esortare a “cominciare e ricominciare” dopo ogni nostra inevitabile caduta sotto il peso delle nostre debolezze. Di padri autorevoli che reifichino la norma ponendo limiti e confini, e riducendo il nostro senso di onnipotenza ci aiutino a costruire un’immagine realistica di noi stessi.
Abbiamo bisogno di questa presenza che ci sproni a metterci in gioco, che ci mostri come vivere ed affrontare il reale, con uno sguardo appassionato di vita che fa sentire sorretti, con uno sguardo intriso di speranza che fa sentire protetti, in grado di sostenere le sfide che il nostro tempo comporta.
Mai come oggi i nostri ragazzi hanno bisogno di padri, della loro approvazione, della loro fiducia. Di adulti capaci di esserci, di testimoniare con l’esempio la straordinarietà dell’ordinario: il vivere cioè con slancio ed entusiasmo i piccoli insignificanti momenti della vita di ogni giorno. Di maestri capaci di stare di fronte alle vicessitudini della vita con coraggio e fermezza ribadendo che comunque ne vale sempre la pena, nonostante le ferite, nonostante le delusioni, nonostante tutto.
Una mattina di novembre un’inusuale veste bianca ci permette di intuire quanto la figura del padre faccia la differenza e dopo aver riempito gli sguardi ed il cuore di ognuno con delicatezza si allontana lasciandoci ancora una volta in nostalgica attesa.